Quando ebbe inizio la contemporaneità in cui oggi stiamo vivendo? Quali furono e quando furono poste le basi dell’ordine mondiale giunto sino a noi? Quali le idee e le forze che hanno contribuito a plasmarlo?
In una sorta di appassionante diario Elisabeth Asbrink, scrittrice e giornalista svedese, ci catapulta in pieno 1947: il mondo, reduce dal secondo conflitto mondiale, si trova davanti a bivi fondamentali per la costruzione del futuro, obbligato a compiere scelte che decideranno il destino di milioni di persone e di intere nazioni.
Scopriremo il momento in cui il figlio di un orologiaio lancia in Egitto il Jihad, seguiremo Primo Levi e George Orwell nella fase creativa dei loro capolavori più famosi, Se questo è un uomo e 1984, assisteremo all’invenzione del Kalashnikov in URSS e ai convulsi giorni che precedettero la nascita dello stato di Israele. Questi e molti altri avvenimenti vengono analizzati e presentati sotto una luce originale, che consente al lettore di scoprire un lato nascosto o differente di fatti pur già noti alla storia.
Sono gli anni in cui I Fratelli Musulmani cominciarono a prosperare quando il Piano Marshall prese forma. Chuck Yeager vola più velocemente del suono, e la Gran Bretagna, mentre lascia il subcontinente, inventa il Pakistan dall’India. È un momento in cui l’Impero Britannico crolla e la Guerra Fredda fiorisce. In un resoconto che funge da nucleo del suo libro, il padre dell’autrice si fa strada dalla privazione e dal pericolo alla sicurezza. In tutto il libro, Åsbrink seleziona ad arte le sue narrazioni. Anche se gli anglofili romantici non troveranno un resoconto del matrimonio di Filippo ed Elisabetta, la storia d’amore di Simone de Beauvoir e Nelson Algren è più intrigante (“stabiliscono le proprie regole per il loro amore transatlantico, al di là delle convenzioni e della legge”).
Da leggere tutto d’un fiato.

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